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La mamma di Piedona: tra gioco e lavoro

IL SIRCUS – storie della buonanotte

C’erano una volta quattro bambini che giocavano in giardino. Da lontano videro arrivare un grande carro colorato. I bambini si chiesero: “Ma cos’è quello strano camion? Chissà cosa porta!”

Luca chiese: “Trasporterà mica frigoriferi!”

Laky esclamò: “Ma va frigoriferi, saranno finestre!”

“Finestre???” disse Clara “Ma che dici mai!!! Le finestre non si trasportano. Si fanno nelle case!”

Filippo, il più saggio di tutti, con aria saggia, propose: “Avviciniamoci!”

I quattro bambini andarono lesti lesti incontro al carro. Si appostarono sulla strada e videro la fiancata con delle enormi lettere colorate.

“C-I-UUUUU-S?” disse Luca.

“Eh???” esclamò Laky.

“C-I-R-UUUUU-S???” riprovò Luca.

“Ehhhhh??” chiesero insieme Laky, Clara e Filippo.

Filippo, che era il più saggio, lesse con gli occhi un po’ socchiusi: “C-I-U- no, no non so le lettere. Andiamo a chiedere” e si avvicinarono incuriositi al carro, che, nel frattempo, si era posteggiato nell’ampio parcheggio.

“Scusiiiiiiii cos’è?” chiese Luca.

“Cos’è cosa?” si informò l’autista del carro, che era sceso dalla cabina.

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LA COLLANA DISPETTOSA – storie per la buonanotte

C’era una volta una Collana.

Viveva appesa in un negozio da molto tempo. Non le piaceva il rumore, non voleva lasciare il suo posto e soprattutto non amava la gente. Non era mai stata acquistata, non perché non fosse bella, anzi, ma perché Collana faceva di tutto per non farsi acquistare

Ogni volta che qualcuno si avvicinava, Collana faceva le smorfie. Le più brutte che riusciva. Così la signora che voleva provarla, la metteva già subito, talmente sembrava brutta.

Se qualche signora si azzardava a provarla, la Collana faceva un bel dispetto. Slacciava il laccetto e si buttava a terra, fingendosi morta. Normalmente le signore la rimettevano subito al suo posto, spaventate di averla rotta e doverla pagare lo stesso.

Un giorno entrò in negozio la Signora Luisa.

La Signora Luisa aveva un buffo cappello rosso, con una piuma blu. Il suo bel cappotto era soffice e le mani raggrinzite dall’età avevano le unghie dipinte con uno smalto lucido lucido che ci si poteva specchiare.

La Signora Luisa guardò l’esposizione di gioielli e vide Collana. La prese in mano e Collana subito si mise a fare delle brutte smorfie. Siccome la Signora Luisa non accennava a lasciarla andare, Collana strabuzzò gli occhi, si avvitò su stessa e strizzò la bocca, convinta che bastasse. Non bastò.

“Lo so che non sei brutta!” disse la Signora Luisa a Collana. Collana boccheggiò.

La Signora Luisa fece per provare la collana.

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SORPRESE DA EFFETTO CORONA

Oggi mi ha scritto qualcuno da oltreoceano. Dagli Stati Uniti, per l’esattezza.

E’ un ragazzo con cui ho lavorato per qualche giorno, insieme, in un contesto spensierato di università e film festival e divertimento e rassegne cinematografiche e camminate nella Milano più glamour, fashion e misteriosa che più di così non si può. Insomma, quelle storie un po’ da film, ai confini della realtà. Va beh. Su di lui non dirò oltre, tranne che siamo in contatto su Linkedin e non ci siamo mai più sentiti da quel 2001.

Su Linkedin scrivo sempre di lavoro… promuovo le attività aziendali, condivido, studio le tendenze. Ma in questi giorni, non ho potuto che tirare fuori la vena poetica che aleggia nel mio spirito e ho scritto un po’ di come mi sento e di come stiamo.

Beh, il ragazzo di cui sopra, mi ha scritto.

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UN PO’ DI LEGGEREZZA…

Ma io mi chiedevo, giusto per non parlare tragicamente ancora in questi giorni, come fanno i fidanzatini oggigiorno a vivere??? 🙂   🙂

La cosa è seria!! Non ci si può tenere la mano, non si può (evidentemente) limonare, non si può…… No!! Non si può!!! Ahahah 🙂

E quindi mi chiedo, che fanno i giovincelli? Stanno lì a guardarsi negli occhi? Si mandano messaggi piccanti e poi si arrangiano coi loro pensieri?

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11 MARZO 2020 – PENSIERI RANDOM

Devastante pensare che un piccolo virus, minuscolissimo, stia sconvolgendo la vita di tutti noi. Pare di essere in una guerra, ma una guerra di lusso, dove, al caldo, guardiamo fuori dalla finestra, beviamo tè, ascoltiamo musica, telefoniamo, chattiamo. Nella nostra solitudine non ci siamo mai sentiti così uniti.

Ci sta sconvolgendo rivedere le nostre abitudini. Poi guardo le immagini di migliaia di profughi in movimento, sporchi di fango, bambini infreddoliti. E di nuovo ridimensiono tutto a quello che è. Una brutta malattia. Una malattia che si combatte, invece che con le medicine, con la distanza sociale.

Inizio a sentire storie sempre più vicine a me… Inizio ad agitarmi. Come quando è brutto tempo e non riesci a stare seduto sulla sedia in relax ma salti in aria ad ogni tuono. Qui si parla e si salta sulla sedia. Un giorno è il panico, il giorno dopo è solo finto panico, il giorno dopo ancora è panico all’ennesima potenza.

Mio marito, il Vanitoso, deve continuare a lavorare. L’azienda non chiude. E’ una ditta familiare, a fine mese si devono fare i conti. Quando rientra alla sera dal lavoro, lo faccio spogliare sul pianerottolo e lo spedisco in doccia. Sarà una precauzione inutile, ma mi rassicura e mi sembra che non vada a vanificare lo sforzo che sto facendo di stare in casa con Piedona e Ribelle.

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E’ TEMPO DI ESSERE STRAORDINARI

Caspita… non ricordavo neanche di averlo un blog… Certo perché si corre, corre, corre… Ora nei tempi morti c’è Netflix, perché prendersi la briga di scrivere?

Ma i tempi sono cambiati. Siamo a tempi del #coronavirus. C’è una vita PRE-coronavirus e, speriamo presto, ci sarà una vita POST-coronavirus. Peccato che nessuno sa quando inizierà. D’altronde non lo sapevano i nostri avi, quando le loro epoche avrebbero cambiato logiche, nomi e abitudini. Quindi, forza, viviamoci il qui e ora.

Il qui e ora consiste che questa è la terza settimana che faccio smart work. Con Piedona e sua cugina Ribelle che girano per casa come Titti e Gatto Silvestro.

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Il diario di scuola

Ci siamo, è quasi ora di ricominciare la scuola… No, non la mia ovviamente (anche se qui si potrebbe aprire un nuovo post, anzi lo farò di sicuro).

Si riparte con la seconda elem… ops… primaria di Piedona.

Nell’elenco del materiale da comprare di Piedona, spicca per la prima volta il “diario”.

Sono entusiasta di questo, il diario rappresenta non solo la prima forma di time management, bensì anche la prima auto-analisi (quante volte avete scritto una frasetta sul diario di scuola, che riportava a emozioni e ricordi?), la prima scatola di ricordi e… ah sì, serve anche per segnare i compiti 😉

Ho cercato di contagiare Piedona con il mio entusiasmo e siamo andate al supermercato per l’acquisto.

Davanti a noi innumerevoli esemplari di diari… da quelli brandizzati dei cartoni animati a quelli storici come la mitica Smemoranda.

“Piedona, scegli, quale ti  piace?”

Piedona osserva i disegni, sfoglia le pagine, chiude e apre un diario dopo l’altro.

Li guarda tutti.

Non dice molto e io capisco che nessuno di questi è di suo gradimento. Non ricordo che diario avessi da bambina, perché dalle medie in poi è tutto una Smemoranda, perciò penso che forse dobbiamo cercare ancora.

Sempre con l’entusiasmo che mi contraddistingue per questa brillante avventura, andiamo in una cartoleria (le quali, ormai, sono una categoria-protetta).

L’esposizione è ampia e meno commerciale di quella precedente.

Piedona osserva i disegni, sfoglia le pagine, chiude e apre un diario dopo l’altro.

Li guarda tutti.

Qualcosa non va, non è felice. Nessuno dei diari la rende felice.

Me ne dispiaccio e decido di fare un terzo tentativo.

Con il residuo entusiasmo la porto in un altro supermercato con la scelta più variegata che io conosca.

Piedona osserva i disegni, sfoglia le pagine, chiude e apre un diario dopo l’altro.

Li guarda tutti.

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BUSINESS: ALLESTIMENTO SALE MEETING

L’allestimento della sala di un meeting determina gran parte del successo di un evento.

Un timido raggio di sole del mattino, all’apparenza innocuo, all’ora di pranzo può trasformarsi in una sciabola fendente negli occhi di qualche malcapitato partecipante.

I profumi di un catering, posizionato all’esterno della sala, possono provocare irrequietezza prima dell’ora di pranzo e un senso di nausea durante la digestione.

Alzarsi dalla propria sedia e passare davanti a tutta la platea, calpestando borse, facendo cadere cappotti e sussurrando un’infinita sequenza di “Mi scusi… scusi… permesso” può sortire un effetto deleterio nella mente di chi desidera fare un salto alla toilette.

Ecco perché non ci si può sottrarre dallo stilare una check-list di aspetti che vanno tenuti in alta considerazione:

– Capienza della sala

Una sala deve essere riempita al punto giusto, esattamente come un tupperware. Né troppo, né troppo poco. Una sala gremita e sovraffollata non serve a gratificare il nostro ego. Dà solo fastidio. Così come una sala mezza vuota, non farà piacere perché “c’è tanto spazio” ma darà l’impressione di un evento mal riuscito.

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OMOLOGAZIONE – ROUND 2

Dopo tutta la mia esasperazione da “omologazione a 4 anni”, Piedona sabato voleva uscire e andare a pranzo in agriturismo vestita da Principessa (costume da carnevale).

“Okay” le ho detto. Il mio piano è non influenzarla. Lasciarla scegliere, lasciarla crescere e trovare la sua strada. Farle fare la bambina.

Mio marito, il Vanitoso, la vede nel suo splendore luccicante.

“Non vorrai mica uscire così!” esclama, smontando in un nanosecondo tutte le mie teorie sull’educazione.

Piedona lo guarda. E lui continua la sua filippica: “Ma dai! Andiamo in agriturismo, cosa c’entra il vestito da principessa!”

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