Se c’è una cosa che non sopporto è la violenza, in tutte le sue forme.

Anche l’accenno di violenza, come il mimare un pugno o abbozzare uno schiaffo.

Né sugli adulti, ancora meno sui bambini. Persino lo schiaffetto sulla mano o sulla bocca dei bambini mi fa incazzare.

Quando vedo madri che danno sonori scapaccioni ai figli al supermercato, vorrei essere un uomo grande e grosso e dare lo stesso scapaccione alla madre per farle capire cosa si prova.

O forse lo sa, l’ha provato da giovane o ancora adesso. E allora perché è l’unico linguaggio che conosce? Perché non prova a cambiare?

In tutto ciò siamo tutti dei gran vigliacchi, perché tutti pensiamo che la violenza è sbagliata e poi ci giriamo dall’altra parte.

Ieri ero al parco con mia figlia, quasi 4 anni.

Tre ragazzini delle medie se la prendevano con un ragazzino loro coetaneo ma più mingherlino. Ridevano, come se fossero tutti complici e amici, i quattro ragazzini, ma la verità è che nel gioco della “lotta” il più esile se le stava prendendo di santa ragione.

E nonostante il sorriso sulle labbra, si vedeva che si stava facendo male.

Il parco era pieno di mamme e papà coi bambini di tutte le età.

Tutti stavano vedendo i quattro ragazzini che, sembrava un gioco, ma si stavano facendo male. Anzi, se la prendevano con il più esile.

“Bastaaaaaaa!” ho urlato ad un certo punto. Non mi sono guardata intorno, ma ho sentito su di me lo sguardo dei presenti.

“Bastaaaaa!” ho urlato ancora più forte. I ragazzini mi hanno guardato. Si sono fermati un po’. Hanno bighellonato lì intorno.

Intanto il resto del parco continuava la sua vita indipendente.

Dopo poco hanno ripreso la lotta. “Ohhhhh” ho urlato stufa di vedere il ragazzino esile malmenato.

Non un padre grande e grosso, quale vorrei essere io al momento opportuno, ad avvicinarsi e fargli la ramanzina.

“Ohhhh basta!”

Il ragazzino esile ha colto l’occasione per andarsene. “Bambina!” gli hanno urlato dietro i tre ragazzini molto robusti.

Tornando a casa in bicicletta, con Piedona sul seggiolino posteriore, ho pedalato con la foga di Pantani.

Perché la verità è che se i tre ragazzini robusti, che pesano di sicuro più di me e hanno più forza fisica di me, mi avessero aspettato in una via poco frequentata, avrebbero potuto tranquillamente buttarmi giù dalla bici. Giusto per rompermi le scatole.

Io non voglio avere paura per me e mia figlia, andando in giro per il paese in cui vivo.

Ma non posso neanche permettere che mia figlia veda dei ragazzetti prendersela con un altro, davanti a sua madre che non fa niente.

Lei deve sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato.

Deve sapere che se vede una scena del genere deve andare via o far intervenire qualcuno di più grande.

Non ho sopportato, ieri, la mancanza di intervento o supporto di qualcun altro presente al parco. Bastavano poche parole per mandarli via, per farli smettere.

NESSUNO HA DETTO NIENTE.

No alla violenza. E NO NO NO ALLA PAURA DI INTERVENIRE, DI DIRE NO, DI DIFENDERE GLI ALTRI.

Se non siamo uniti nel difendere chi è più debole, i forti prenderanno il sopravvento. E allora sì che regna la paura, la paura di dire basta, di uscire da tunnel difficili da affrontare.

Io voglio un mondo migliore per mia figlia. E se questo comporta che un giorno dovrò battermi da sola con dei ragazzi e prenderò una mazzata in testa fa niente.

Ma non si può stare inermi in mezzo allo schifo che ci circonda.

No al bullismo. E no ai vigliacchi.

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