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La mamma di Piedona: tra gioco e lavoro

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Vere amiche

L’ULTIMA DOMENICA DI SOLE

Ci siamo… E’ arrivato il freddo e il gelo. La scorsa era ufficialmente l’ultima domenica di sole a Milano. Nella bellissima cornice della City – Corso Como – ci siamo godute una giornata in relax, con le nostre splendide amichette, all’insegna del gelato Grom e della pizza 🙂

Foto MI

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CACCIA ALLE GALLINE

L’amore dei bambini per gli animali è sconfinato. O probabilmente è solo curiosità.
Piedona ama i gatti, li vorrebbe prendere tutti in braccio. Ovviamente loro non ne vogliono sapere! Per i cani invece prova per ora indifferenza… ma ancora non sa che presto incontrerà Spank! (A breve news 🙂 )

Queste povere galline sono state ingozzate di pane in un nuvoloso pomeriggio!

Piedona e le galline

FIOCCO AZZURRO (NO, NON MIO!!)

E’ nato pochi giorni fa il bimbo di una mia carissima amica e, andandola a trovare in ospedale, non ho potuto fare a meno di ripensare con un misto di nostalgia e terrore ai primi giorni della vita di Piedona.

Eh già, perché i primi giorni di un bambino saranno pur difficili per lui, ma mica sono facili per le mamme che si ritrovano catapultate in un ruolo che non conoscono e di cui hanno solo sentito dire.

Chiacchierando del più e del meno con la mia amica, mi sono venuti in mente gli “errori” che ritengo di aver fatto all’inizio della mia avventura di mamma.

Ecco, se tornassi indietro, cosa farei di diverso!

–         Dormirei quando dorme Piedona. Me l’avranno detto in centomila salse, di riposare quando Piedona riposava, ma non l’ho fatto spesso. E al secondo mese ero l’ombra di me stessa. Stanca e depressa. Con la casa in ordine, certo, ma esaurita.

–         La terrei in braccio di più, se ha bisogno di dormire in braccio. La terrei nel lettone, se non vuol dormire nella culla. Ora che è “grande” (ah ah!) non mi faccio più paranoie se per una settimana ha bisogno di particolari attenzioni e vuole dormire nel lettone. La metto accanto a me e la stringo forte, facendole sentire la mia presenza. Appena è nata, rimbambita da tutti i manuali che avevo letto, la mettevo su e giù dal lettino per farla dormire da sola, con la conseguenza di far incazzare lei e esaurirmi io.

–         Accetterei di più l’aiuto di mia madre, senza fare la wonderwoman. Accetterei il pranzo pronto e la disponibilità a tenermela per andare dal parrucchiere o a bere un caffè da sola. E accetterei più di buon grado la compagnia. Stare sole in casa tutto il giorno, con un neonato urlante, è logorante.

–         Uscirei anche se non vuol stare nella carrozzina. Chissenefrega se tutti stanno nella carrozzina e la mia non vuole. La porterei per chilometri in braccio a respirare l’aria fresca e sentire i rumori della vita fuori.

–         Spegnerei la tecnologia.

 

Sì, sarei una mamma migliore, se tornassi indietro! Avrei rispettato non solo di più mia figlia e le sue esigenze, ma anche le mie.

 BUON VIAGGIO A TUTTE LE NEO-MAMME e soprattutto alla mia amica! 

In bocca al lupo per la nuova vita.

E’ MIO! MA NO, DAI, SCHERZAVO!

Oggi Piedona ed io siamo andate alla visita di controllo dalla pediatra. Che piccoletta, c’hai diciassette mesi. Bisogna vedere se cresci bene. La pancetta tipo anguria ce l’hai, i vestiti devo cambiarteli perché si accorciano, quindi per i miei canoni cresci bene. Ma tant’è. La medicina vuol misurarti in lungo e in largo.

Entriamo nella sala d’attesa della pediatra e lì incontriamo la tua amichetta Ary con il papà. Noi grandi ci mettiamo a raccontare le solite cose che solo i grandi con figli piccoli possono raccontarsi.

“Quanto mangia la tua? E quanto dorme? E come dorme? Ma anche la tua mentre dorme piega la testa di lato, arriccia il naso e piega la gamba a 65° e la muove leggermente verso destra alle 4 del mattino?”

Secondo me tra bambini, mentre fanno tutti i loro versi: “Oh, ah, eeehhhh” si stanno dicendo… “Ma tua madre è scema come la mia che si preoccupa se alle 4 del mattino sposto il piede perché mi si è anchilosato???”

Comunque dicevo… Eravamo in sala d’attesa. Ary da’ con molta gentilezza e altruismo il suo peluche a forma di scoiattolo a Piedona. Lei lo prende e lo stringe cullandolo per fargli fare la nanna.

Io e il papà di Ary le guardiamo con tenerezza.

E’ il turno di Ary di entrare dalla pediatra e Piedona rimane fuori con il peluche dell’amica stretto fra le braccia.

E come sempre accade. L’urlo di una bambina che non ha nessuna voglia di spogliarsi e farsi visitare spacca il silenzio. “Uahhhhhh” grida Ary dall’interno dell’ambulatorio.

Piedona mi guarda con gli occhi terrorizzati. “Che succede là dentro?” dice la sua faccina spaventata.

Le spiego: “Nooo, non succede niente…” (Premio Nobel a Mamma per la scemenza della bugia) “E’ solo che Ary non trova più il suo scoiattolo ed è triste… Appena esce glielo diamo e si calma”.

Piedona guarda lo scoiattolo tra le sue braccia, si lancia verso la porta chiusa dell’ambulatorio e la tempesta di pugni. Vuole entrare. Deve dare lo scoiattolo ad Ary che piange e piange!

Mannaggia a me e alle mie stupide spiegazioni! Sono commossa a scoprire questa sensibilità di Piedona, e suppongo dei bambini in generale. Sono commosse le altre persone nella sala d’attesa.

Finalmente Ary esce. Piedona le lancia lo scoiattolo e mi guarda come a dire: “Hai ragione Mamma! Ora non piange più! Cercava proprio lo scoiattolo. Mi spiace averglielo portato via!”

Mi rimprovero per quello che le ho fatto credere. 17 mesi e le infliggo già il senso di colpa??? La abbraccio forte e le dico la verità: “Ary piangeva perché la dottoressa la visitava e lei non aveva voglia. Ora tocca a te Piedona. Anche tu piangerai ma poi passa tutto. Ary la vediamo al parco.”

Come da copione Piedona piange tutte le sue lacrime mentre viene visitata. Ma almeno sa la verità.

LEI MI CHIAMA MAMMA

Quando mi corre incontro, con le sue gambette stecchine, le braccia allargate e un sorriso smagliante, già sono sciolta come neve al sole.

Poi mi butta le braccia al collo e dice: “Mamma!” Ogni volta quasi svengo.

Lei è Carolina. La figlia della mia carissima amica Barbara. Quindici mesi d’età, otto chili circa, numero di piede 19.

Carolina chiama tutti e tutto Mamma. Per la gioia di tutti e tutto. Compreso il papà, mamma pure lui. E la mamma, ovvio che è mamma. Barbara non se la prende e ride. E’ tosta lei.

Io mi giro, guardo mia figlia, diciassette mesi e la incito: “Dai Piedona, chiama la mamma!” Zero al quoto. Fa come George, il fratellino di Peppa Pig, punta i piedi e risponde: “Gno!” Che non è l’abbreviazione di gnomo, ma è proprio no. Come Gnogna e Gnogno.

Che non è che non lo sappia dire, la mia monella, Mamma. E’ solo che è pigra. Piuttosto di dirlo fa il verso della gallina. “Co co co co”.

Ma quando butta la testa all’indietro, mentre la sbaciucchio sul collo, e ride come una matta con gli occhi chiusi e i pugnetti stretti, mi da’ soddisfazione uguale. Con o senza appellativo.

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